Great Resignation in Italia: esiste davvero il fenomeno?


Da qualche mese leggiamo spesso del fenomeno Great Resignation in riferimento al significativo aumento delle dimissioni volontarie tra i lavoratori nel 2021. I dati confermano come negli Stati Uniti la tendenza sia eclatante. In Italia se ne parla molto, ma qui da noi la situazione è paragonabile a quella statunitense? Un recente rapporto del Censis dà alcune risposte. Vediamole in questo articolo.




Nell’analizzare il fenomeno Great Resignation in Italia innanzitutto occorre sottolineare i dati relativi alle dimissioni volontarie nei primi 9 mesi del 2021: 1.362.000, con una crescita del 29,7% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Nel 2020 però il dato era influenzato dall’impatto paralizzante della pandemia Covid sul mercato del lavoro, ed aveva registrato un -18% rispetto al 2019.


In Italia, quindi, più che di Great Resignation si potrebbe parlare di ritorno alla situazione pre-pandemica, con una crescita delle dimissioni volontarie come fenomeno strutturale e a lungo termine.


Dal 5° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (inizio marzo 2022) emergono interessanti spunti che sembrerebbero ridimensionare il fenomeno Great Resignation in Italia. Viene invece menzionato il rapporto tra gli italiani ed il lavoro, definito da Massimo Valeri, direttore generale del Censis, come “pragmatismo rassegnato”: il timore di rimanere disoccupati porta i lavoratori a mantenere il posto di lavoro, anche se insoddisfatti della propria situazione professionale.


Il distacco degli italiani dal proprio lavoro: aspetti concreti e aspetti psicologici


Dalla ricerca emerge un profondo senso di distacco degli italiani nei confronti del proprio lavoro. Il motivo principale è l'insoddisfazione per il trattamento economico: il 58% dei lavoratori ritiene di non essere pagato abbastanza. I dati confermano però un fatto noto e non casuale: i salari italiani sono diminuiti del 3,6% negli ultimi 20 anni rispetto ai 34 paesi OCSE, mentre in Germania, in Francia, per esempio, c’è stato un aumento pari a circa il 18%.


Esistono poi ragioni psicologiche che portano all’alienazione delle persone nei confronti della propria professione.

Con la pandemia è cresciuto notevolmente lo stress lavorativo che genera ansia per il cambiamento. La condizione genera timori legati al mantenimento del proprio posto di lavoro: il 68% degli intervistati dichiara un maggior senso di insicurezza rispetto al 2020.


Altra ragione di carattere emotivo e psicologico del distacco riguarda la motivazione: mediamente il lavoro non è considerato come coinvolgente né determinante per la costruzione di un senso di identità per il dipendente.


In questo scenario il lavoro è considerato sempre più come uno strumento funzionale all’accesso ad opportunità per la vita privata e a ciò che è considerato realmente importante e significativo per le persone.


Possibili risposte: welfare aziendale (ma non solo)


Il rapporto suggerisce alcuni strumenti per poter limitare i danni del distacco delle persone dal proprio lavoro e quindi di eventuali prossime Grandi Dimissioni qui in Italia.


Le richieste alle aziende sono chiare:


  • il 91,2% dei lavoratori vorrebbe retribuzioni più alte;

  • l’86,5% più servizi di welfare aziendale su ambiti come la sanità e l’assistenza per i figli;

  • il 75,2% un maggiore supporto nel rispondere ai bisogni sociali quali la non autosufficienza di un familiare, la previdenza, l’istruzione dei figli.


Non dimentichiamo che Eudaimon (che ha realizzato con Censis la ricerca) è una società di consulenza che realizza progetti di welfare aziendale e quindi fornisce risposte in modo naturalmente parziale.


Great Resignation in Italia: la nostra opinione


Anche in Italia, come negli USA, si osserva un aumento delle dimissioni, ma ancora troppo poco per parlare dello stesso fenomeno e non semplicemente di un rimbalzo dovuto all’assenza di dimissioni registrate durante le prime fasi della pandemia.


I dati Censis forniscono un quadro secondo cui le persone desiderano ricercare un senso nel proprio lavoro; soprattutto le fasce più giovani - che sono quelle più sollecitate dal mercato, tendono a cambiare lavoro con maggior facilità. Per esse il fenomeno Great Resignation è più marcato anche in Italia.


Dal nostro punto di vista altre proposte valide da integrare alle precedenti potrebbero essere:

  • formazione a tutti i livelli;

  • coaching e percorsi di sviluppo;

  • percorsi di carriera ben definiti dove possibile;

  • accesso a forme di lavoro flessibile o strumenti di conciliazione vita privata/lavorativa.